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1. Le origini del movimento degli studenti e della Nuova sinistra

Di S.Vaiana

 Negli anni sessanta, nei paesi capitalisti una nuova generazione di giovani, la beat generation, contestò la cultura dei loro padri arrivando a un radicale scontro generazionale. Anche Canicattì fu investita dal fenomeno e la seguente lettera di una studentessa rivolta ai giovani canicattinesi ne riflette, nella condivisione e nel rifiuto, alcuni aspetti:

«Giovani,

il vostro modo di agire e di esprimervi, devo rivelare, che mi è veramente simpatico. Anch'io faccio parte del vostro mondo, del mondo beat, e ne sono molto entusiasta. Sono d'accordo con voi nel divertimento; divertiamoci e prendiamo la vita come viene.

          Ora […] alcuni di voi non si lavano, scappano via di casa e abbandonano Dio, per questo si rendono antipatici. Non parliamo dei capelloni, non mi piacciono; per essere giovani non occorrono capelli lunghi, si può essere giovani anche essendo seri […]» [1].

  Nel 1968, la contestazione attraversò la scuola di massa italiana e con essa gli studenti diventavano protagonisti di una stagione di lotte per democratizzare la loro istituzione e per una cultura critica e aperta. A marzo, ad Agrigento gli studenti si interrogavano già sulla esigenza di riforma della scuola: «Al Liceo Classico "Empedocle" di Agrigento - informava il giornale studentesco "Alfa 68" - alcuni studenti hanno organizzato un incontro di idee tra i loro colleghi e numerosi esponenti del mondo scolastico agrigentino. La loro iniziativa ha voluto mettere in evidenza che anche nella città di Pirandello maturavano le nuove esigenze sentite dagli studenti di tutta Italia» [2]. Un anno dopo, l'ondata di contestazione attraversava la scuola canicattinese.

    A Canicattì il senso di malessere nel mondo della scuola era antico. Già negli anni cinquanta gli studenti del Liceo classico - ormai non più scuola esclusivamente di élite perché «solo in piccola parte» «frequentata da figli di gente economicamente benestante» [3] - denunciavano la crisi nei rapporti fra docenti e discenti e, per avviare una discussione sui problemi scolastici, stampavano il primo giornale studentesco locale di cui si ha notizia, "Strabicus":

  «Questo foglio - informava l'editoriale del n. 2 - è nato per una più ampia ed esauriente discussione dei problemi che ci premono. Crediamo così di interpretare assieme al nostro il vostro desiderio, avviando la discussione su una delle più interessanti questioni: il grado di relazione tra alunni e professori […].

     Invitiamo così chi di dovere a trovare il tono giusto per farsi intendere dai giovani, i quali d'altra parte dovranno fare di tutto perché gli sforzi dei professori vengano assecondati e le loro aspirazioni soddisfatte creando nella scuola un clima di collaborazione che sgombri il terreno di quella cortina che separa il mondo degli alunni da quello dei professori, crea una certa pesantezza nei loro rapporti e spesso delle conseguenze che nuocciono alla scuola e talvolta motivo di astio tra professori ed alunni o viceversa» [4].

  Il giornale, inoltre, parlava curiosamente di mitra (i dirigenti del giornale avevano inviato al dott. Ugo Piazza la micidiale arma da fuoco che tanto sangue farà scorrere negli anni bui della follia terrorista) [5] e di tumulti e sciopero: «Qualora in aula, regolarmente provvista di banchi e di relativi studenti si faccia scendere la temperatura al di sotto dei 25° centigradi, gli studenti medesimi reagiscono curiosamente, radunandosi in gruppi scomposti e tumultuanti; tale fenomeno si chiama "sciopero"» [6].

A parte la presenza dell'Unione goliardica, fino agli anni della contestazione studentesca non si ha alcuna testimonianza di una qualche attività politica nel mondo degli studenti.

    È in occasione dei fatti di Battipaglia (1969) che Canicattì vedrà per la prima volta gli studenti del Liceo "U. Foscolo" e dell'ITCG partecipare ad uno sciopero a carattere politico:

 «Tutti gli studenti del tecnico e buona parte del ginnasio protestano contro la repressione della polizia per gli operai uccisi. Duro scontro con il preside del liceo, dinanzi alla scuola, che minaccia i "suoi" alunni, nel tentativo di farli entrare. Ma da allora il preside non si farà vedere, almeno in quella posa, quando c'è tensione […]» [7].

Sulla crisi della scuola i liceali espressero le loro posizioni sul giornale "Dimensione Giovane", diretto dalla prof.ssa Ida Abate e redatto da Salvatore Corsello, Rosario Livatino e Paolo Santamaria; e per avere «una visione totale» dell'argomento» intervistarono professori e dirigenti [8].

Le prime occupazioni degli studenti iniziarono nel 1971 al Liceo e all'Istituto tecnico e si prolungarono per alcuni mesi. L'anno si concluse con lo sciopero del 7 dicembre, in occasione del quale molti studenti, pur astenendosi dalle lezioni, non parteciparono al corteo sindacale, altri vi partecipano dissentendo con la linea sindacale; «dissenso - notò un protagonista di quegli anni - che si farà sempre più profondo e cosciente, fino a diventare scontro nella lotta degli ospedalieri» [9]. La linea politica rivoluzionaria del movimento studentesco, tendente a «fare della scuola una base rossa», passava attraverso lo scontro con il sindacato e, inoltre, attraverso la sconfitta dell'«ipotesi demagogico-riformista del PCI» e la «distruzione dell'apparato repressivo statale» [10].

Le avanguardie studentesche si trovarono così divise: da una parte la cosiddetta "nuova sinistra", che riprendeva la tradizione rivoluzionaria del marxismo-leninismo (Movimento Studentesco), dall'altra la sinistra storica (FGCI), che seguiva la tradizione riformista togliattiana,

     Agli inizi della contestazione, espressioni significative della nuova sinistra canicattinese furono l'organizzazione "La comune proletaria", il giornale "Il Punto" e il cineclub "Eisenstein".

Un'originale organizzazione (e di certo fra le più significative esperienze canicattinesi del post-sessantotto) fu "La Comune Proletaria", nata nel 1970 dall'esperienza del "Movimento Studentesco" [11]. Fra i fondatori de "La comune proletaria" vi fu Antonio Cupani. Il punto di vista dei comunardi canicattinesi è espresso in un documento pubblicato su "Il Punto" in occasione delle elezioni regionali siciliane del 1971 [12]. La comune proletaria confluì successivamente in "Lotta Continua", che intanto si era diffusa anche in Sicilia. 

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