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2. "Il Punto", un giornale per la rivoluzione

Di S.Vaiana

  "Il Punto", uscito negli anni 1970 e 1971, era un mensile di informazione e controinformazione diretto dal prof. Vincenzo Sena [13]. Fra i suoi più attivi collaboratori troviamo Diego Guadagnino, curatore della rubrica "libri" e Giuseppe Cacciato [14]. L'articolo di fondo del secondo numero chiarì la visione del giornalismo dei suoi redattori: «Noi non riusciamo a stare alla finestra e a guardare. A noi piace scendere per le strade, mescolarci alla gente, sentirne gli umori, parlare con essa, lasciarci …» [15]. Il giornale, con la sua fraseologia rivoluzionaria che ricorda "Falce e Martello" del 1920-22, in realtà era la voce della nuova sinistra [16]; e in tal senso appare un'eccezione l'articolo "La politica delle riforme nell'Italia degli anni settanta" di Gaetano Augello. Molti e diversi gli argomenti trattati in appena nove numeri (l'ultimo numero uscì a luglio del 1971): la scuola, le lotte sociali, la questione meridionale e agraria, il divorzio, la sanità, ecc. Ci soffermiamo su due di questi: la critica alla cultura borghese e, in particolare, la questione agraria, che rivestiva una particolare importanza per la sinistra, vecchia e nuova.

 

 

La critica alla cultura e all'associazionismo borghese

 

I leader della nuova sinistra locale, interpretando i propri bisogni e quelli delle nuove generazioni (fecero proprio il detto di Socrate: "Tutto potete chiedermi, ma non di non cercare di capire quello che pensano gli altri e di non dire quello che penso io"), espressero il loro radicale rifiuto della cultura borghese in generale e mossero una critica impietosa alla «classe "colta"» e alla «generazione più matura» di Canicattì:

 

«sempre "in vista", stimati onorati, "con la testa sulle spalle", assertori accaniti del "buon senso" e del quieto vivere, frequentatori indefessi e metodici dei numerosi "circoli" cittadini, commemoratori ineffabili di date solenni, instancabili pettegoli e assidui "consacratori" della messa domenicale delle 12, a San Diego,  [ai quali], per dirla con Eisenstein, "il cervello non serve, una spina dorsale sarebbe stata sufficiente". Perché loro, tutt'al più, sapranno ubbidire a chi li comanda, ai quali soltanto è concesso di pensare e di avere un cervello» [17].

 

Su questa linea attaccarono il variegato universo dell'associazionismo borghese: il Club delle mamme, «organizzazione pseudo filantropica ed "umanitaria", centro di ritrovo delle mogli della borghesia nostrana» [18]; il club service Lyons, «luogo dove si ritrovano periodicamente gli sfruttatori e i parassiti di Canicattì, portatori dell'ideologia della reazione e della conservazione, organizzatori di attività "assistenziali", "culturali" e via di questo passo, ma in realtà autori di periodiche "sbafate" e niente di più; il Circolo Culturale, «centro di raccolta di aderenti ad un ben determinato partito e a una ben determinata e comoda ideologia politica» [19]. E una critica perfino ai circoli ricreativi delle sezioni locali dei partiti, creati per «spillare denaro dalle tasche non sempre ricche dei poveri studenti e dei sottoccupati dell'Università e dell'edilizia», e in particolare alla sezione del Movimento Sociale Italiano che, «strumentalizza i "Giochi proibiti" per accostare i giovani sprovveduti e svolgere nei loro confronti un'opera di non opportuno e prematuro addottrinamento» [20].

In alternativa i leader del movimento si proponevano di promuovere «iniziative di carattere sostanzialmente democratico, aperte alla partecipazione di tutte le componenti sociali, in cui il dibattito delle opinioni schiude alla mente nuovi orizzonti e sempre più ampie prospettive di contatti umani e politici» [21]. Fra quelle promosse vi era l'attività del Cineclub "Eisenstein", un'associazione che svolgeva «una notevole attività culturale», anche se più fra i giovani che tra gli adulti e gli anziani [22]. L'Associazione era stata costituita a Canicattì il 10 marzo 1967 ed è definita nell'articolo 1° dello "Statuto" una libera associazione senza fini di lucro e «assolutamente apolitica» che ha «per fine essenziale lo sviluppo e la diffusione della cultura cinematografica, particolarmente attraverso la proiezione di film in forma privata» e che «vuol contribuire, con tutte le sue possibilità, al progresso della cultura cinematografica, degli studi storici, della tecnica e dell'arte cinematografica». Ne fu primo presidente il dott. Giuseppe Mantione [23]. Per avere un'idea dello spessore culturale dell'attività del Cineclub basti guardare il programma  della stagione 1970-'71 che spazia dai classici della risata, alla "fantascienza come problema", dal cinema politico allo "studio sulla delinquenza minorile", dall'omaggio ad Eisenstein alle "tendenze nuove del cinema dell'est" [24].

 

 

I problemi dell'agricoltura

 

"Il Punto" si occupò della questione agraria in tre occasioni: le elezioni regionali del 1971, il seminario di studi del Movimento Studentesco, una denuncia agli amministratori comunali dei più gravi problemi della Città.

Sena individuò le più appariscenti carenze del settore: «La viabilità rurale in stato di abbandono. L'elettrificazione delle campagne, come al solito, va avanti troppo a rilento. I piani dell'ESA stentano ad entrare nella loro fase risolutiva. Gli impianti di trasformazione del tutto insufficienti»; e propose un'inchiesta per mettere «in luce tutti gli aspetti aberranti della situazione e le proposte di soluzione dello scottante problema» [25].

V. La Monaca del PSIUP intervenne «sulle tendenze generali di sviluppo dell'agricoltura e dell'industria meridionale» al fine di individuare i compiti della sinistra per la costruzione dell'alternativa di classe, partendo dall'analisi storica del fallimento della riforma agraria in Sicilia:

 

«È stata data la terra ai contadini, ma in quantità insufficiente e priva delle necessarie infrastrutture per un razionale e redditizio sfruttamento; così dopo pochi anni sono stati costretti ad andarsene delusi da quella terra che avevano conquistata dopo tante lotte e tanti sacrifici» [26].

 

Sulla situazione specifica dell'emigrazione a Canicattì si occupò un "Seminario di Studi" del Movimento Studentesco sul sottosviluppo del Meridione ed emigrazione, con queste conclusioni:

 

«1) Dopo le lotte della riforma agraria che tante speranze avevano acceso nell'animo dei nostri contadini, ha inizio l'esodo di massa dalla Sicilia verso il Nord dell'Italia e verso i paesi CEE.

2) La classe contadina del nostro paese è costretta, per sopravvivere, ad andare all'estero! Si disperde così quella massa di contadini e di braccianti proletari che si era temprata nelle lotte. Lotte che avevano raggiunto momenti molto alti e significativi, occupazione di feudi, scioperi grandiosi, blocchi stradali e ferroviari e, nell'ormai lontano 1947, scontro con la polizia fascista e padronale di Scelba (tre braccianti uccisi, molti compagni licenziati e messi in carcere per lunghi anni).

Dai paesi vicini molto più miseri rispetto a Canicattì si riversa un certo numero di contadini e di piccoli imprenditori che non ha però la stessa forza e lo stesso stato di politicizzazione del movimento contadino paesano.

Sostanziale falsità di dati in quanto, a) gli emigrati non sono cancellati dallo ufficio anagrafe per il fatto che percepiscono gli assegni di disoccupazione. La maggior parte dei quali sono emigranti stagionali; b) i Comuni hanno tutto l'interesse di non cancellare gli emigranti in quanto l'apparato burocratico è proporzionale al numero degli abitanti effettivi» [27].

 

Il Movimento Studentesco, inoltre, nella prospettiva di un rilancio delle lotte sociali e politiche, cercò un rapporto con i contadini, specialmente giovani:

 

«La nostra attività si è rivolta ai quartieri, sforzandosi di dare alle masse popolari una coscienza politica e classista e di organizzare in seno ai quartieri dei comitati di base, i quali costituissero quadri politicizzati dei contadini, che dovevano e dovranno rappresentare una avanguardia per le future lotte politiche - sociali contro lo sfruttamento e la depressione economica, funzionale allo sviluppo del capitalismo imperialista italiano del nord. Ma durante le assemblee ci siamo accorti che, a causa dell'emigrazione, mancavano assolutamente i giovani, che sono la forza più attiva della società e verso cui era maggiormente rivolta la nostra azione politica e sociale.

Da questa esperienza, abbiamo cercato di approfondire l'analisi socio - economica di Canicattì, costituendo in seno al Movimento Studentesco dei seminari di studio e facendo delle statistiche, che hanno dato dei risultanti sconcertanti per quanto concerne l'emigrazione e l'ufficio di Collocamento di Canicattì, la cui inefficienza si riscontra dal fatto che a Canicattì i contadini vengono "pattuiti" come bestie da soma nelle piazze e ciò costituisce un grave attentato alla dignità della persona umana. Comunque non si deve credere che tale stato di cose interessi solo Canicattì, ma esso si inserisce bene nella logica del sottosviluppo meridionale».

 

Ma nonostante le analisi, le ricerche e i diversi tentativi di approccio, la nuova sinistra canicattinese non riuscì a stabilire legami significativi con le masse popolari e, in particolare, a farsi interprete dei bisogni immediati del mondo contadino, né quindi a promuoverne le lotte per contribuire a unificarle con quelle della classe operaia del Nord.

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