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Attività economiche

 

 Il suolo, in tempi passati destinato a seminativi, mandorleti e uliveti, con qualche famoso giardino di aranci (Tre Fontane, Giacchetto, Fiumarella), oggi vede, come coltura prevalente, anche se in crisi di riqualificazione, il vigneto.

Mentre tendono ad incrementarsi pescheti, coltivazione di susine ed altra frutta varia e, da qualche anno, anche da ortaggi, come melanzane e peperoni, oltre che da pomodori non irrigui e meloni (una volta, questi ultimi, molto più estesi e comuni, soprattutto nei terreni argillosi).

Nella zona centromeridionale sicula, Canicattì rappresenta inoltre un importante nodo ferroviario e stradale. La stazione ferroviaria è soprattutto utile per la commercializzazione dei prodotti agricoli dell’hinterland.

Accanto all’attività agricola, che sicuramente è da considerare la base economica di tutte le altre, molto fiorente risulta anche quella artigianale di vario genere, da collegare in particolare con l’imprenditoria edilizia, che è molto diffusa, ma che risente ciclicamente le conseguenze di crisi generali non sempre di origini locali, e infine le attività della piccola industria e del commercio. Per quanto riguarda quest’ultimo punto, Canicattì, oltre che essere dotato di un considerevole mercato ortofrutticolo all’ingrosso, sito in contrada Marrone, e uno al minuto, in Largo Aosta, e può vantare la presenza di un grandioso e frequentatissimo mercato delle pulci, il mercoledì, in Viale C. Alberto. Numerosi sono anche i supermercati sparsi nei vari quartieri della città moderna, dall’Acqua Nuova al quartiere del Redentore.

Come l’attività agricola, relativa al vigneto e alle altre colture, che si è allargata a ben quattordici paesi circonvicini, con 130.000 abitanti circa, di cui Canicattì è perno e circondario, il mercato del mercoledì, i supermercati e i tanti (spesso lussuosi) negozi di vario genere che fanno ala in Viale Regina Margherita, in tutti i periodi dell’anno, sono meta di avventori di tali centri, i quali “affollano” i luoghi della vendita, numerosi e affaccendati.

Una testimonianza dell’importanza del nodo stradale che Canicattì rappresenta è l’autostazione di Largo Aosta, dove a tutte le ore autobus di varia provenienza e destinazione vanno e vengono, carichi di viaggiatori, studenti e cittadini comuni.

Le strade principali sono anche attraversate da grossi camion e auto varie, che danno un’idea, sia pure caotico, di come sia intensa la vita economica della città.

 

 Storia minima

 Nel territorio di Canicattì sono stati trovati reperti di stanziamenti umani sia del periodo greco che di quello romano e tardo-romano.Di quest’ultimo periodo si ricorda un edificio termale, solo in parte fatto emergere da scavi in tempi recenti, in contrada Vito Soldano (il cui nome arabo testimonia altresì la permanenza in loco dei saraceni, come in tutta la Sicilia). Ed è proprio dopo il 1000, durante la dominazione araba che avrebbe avuto origine, secondo gli storici, la città attuale, anche se per alcuni secoli essa potè essere rappresentata da una serie di “casali“, che con un vero e proprio agglomerato urbano hanno ben poco in comune. Solo due di questi, in seguito, hanno costituito la base della formazione urbana di Canicattì, in quella che adesso è la zona alta della città. E ciò sarebbe avvenuto solo dopo la conquista normanna (XII- XIII sec.).

Adesso ricordiamo alcune delle signorie della città che si sono susseguite nel corso dei secoli. Tra le prime ricordiamo quelle dei Formoso e dei De Crescenzo, alle quali seguì la signoria dei Bonanno, sicuramente la più duratura, visto che il suo dominio, ritenuto da tutti il più fulgente, si prolungò per circa tre secoli, dal XVI agli inizi del XIX secolo, quando la baronia passa in enfiteusi ai Chiaramente Bordonaro, che la tennero fino all’unità d’Italia (1860).

Dal secondo dopoguerra si ricordano i moti finiti nel sangue del dicembre ‘47, alcune amministrazioni di sinistra che ne sono seguite, la lunga serie di amministrazioni del centro sinistra “classico”, a partire dagli anni ‘60, la breve parentesi della destra (‘94-’98) e infine l’attuale amministrazione che si riconosce nell’esperienza dell’Ulivo nazionale.

 Arte e cultura

 Sono le numerose chiese in stile barocco “moderato”, ancora in attività o chiuse al culto, come le chiese di S. Diego, S. Francesco, Santo Spirito e Badia (quest’ultima, è sicuramente da considerare la più pregevole per gli elementi decorativi del suo interno, che riflettono in modo molto significativo lo stile dell’arte di quel secolo “glorioso”, ma nessuno per il momento è in grado di poterli ammirare, sia perché la chiesa è chiusa al culto da diversi decenni sia perché, una cosa è certa: molto probabilmente l’incuria del tempo ne ha fatto scempio inesorabile).Qualche nota su alcune di queste chiese, che meritano di essere ricordate o per l’interesse artistico che le caratterizza o per il valore storico che le lega a figure o a personaggi degni di rilievo.

 CHIESA DEL SANTO SPIRITO (1633).

Ubicata in Piazza Indipendenza, a Borgalino, presenta un importante prospetto in pietra arenaria realizzato nel 1782. L’interno è a tre navate. Pregevole la statua lignea del Crocefisso. La chiesa è stata restaurata definitivamente nel 1957, ma qualche anno fa qualche stucco si è staccato (forse per l’incuria o chissà per cos’altro) da una della pareti, per fortuna senza danno per le persone.

 CHIESA DI SAN FRANCESCO (XVI sec.).

In piazza Cusumano. All’interno, a navata unica, si possono ammirare le statue di Maria Immacolata e quella di S. Francesco d’Assisi, opera del Bagnasco.

 CHIESA DI S. DIEGO (XVI sec.).

In largo Savoia. All’origine dedicata a S. Sebastiano, successivamente fu introdotto il culto di S. Diego d’Alcalà. Interno a tre navate, prospetto in pietra arenaria, campanile posteriore costruito nel 1880, rivestito di piastrelle maiolicate di colore verde. Vi si svolgono le funzioni religiose del Venerdì Santo.

CHIESA DELLA MADONNA DELLA ROCCA (XX sec.)

Da ricordare perché raccoglie i resti, venerati come quelli di un santo, di padre Gioacchino La Lomia e perché è meta di costanti e numerosi pellegrini, provenienti anche da paesi lontani.

Ci sono altre chiese a Canicattì da ricordare, per la loro storia e per la loro rilevanza artistica (come quella di S. Domenico e l’annesso convento, in totale decadimento, quella del Purgatorio, della Madonna del Carmelo, ecc.), ma, poiché l’intento di questo opuscolo è quello di dare notizie solo futuro prossimo, passiamo, anche qui velocemente, all’arte e alla storia “profana”.

Tra le emergenze architettoniche, le più disparate, ricordiamo in ordine di tempo:

L’edificio termale di epoca tardo-romana di contrada Vito Soldano (di cui si è fatto cenno sopra).

I ruderi del Castello Bonanno, tardo medioevo;

Il teatro Sociale (inizio XX sec. ), il cui progetto è stato attribuito ad Ernesto Basile;

La villa Liberty del Firriato, di proprietà privata (ormai ridotta in rudere);

La villa Comunale (1925), in pieno centro abitato;

La torre dell’orologio (1930);

Il cinema-teatro Odeon, la cui imponente struttura spicca grandiosa in Via Rosolino Pilo, ecc.

Arte e cultura è “Pietrappaulu” (quello che resta di una fontana di Nettuno, di epoca seicentesca, di cui si può ammirare la statua mutilata, in marmo bianco), in Piazza IV Novembre.

Arte sono le statue lignee del Bagnasco e dipinti del Provenzani in alcune storiche chiese.

Tra i personaggi della storia della cultura canicattinese vanno ricordati in particolare due insigni studiosi vissuti uno a cavallo tra il secolo scorso e l’attuale, Antonino Sciascia, precursore della radiologia, e l’altro, il Sacheli, filosofo, professore all’università di Genova ed autore egli stesso di significative opere di filosofia, divenuto famoso dagli anni Trenta ai Cinquanta.

Canicattì è sede di quasi tutti gli istituti della scuola media superiore, frequentati anche da migliaia di studenti dei paesi circonvicini, dell’agrigentino e del limitrofo nisseno, e di una Università della terza età. Non può essere tralasciato, in una rassegna della “cultura”, come “cenacolo” di cultura cinematografica, il Cine-club “Eisenstein”, il più longevo e duraturo d’Italia, che purtroppo sta attraversando una fase di crisi mortale, dovuta a cause economiche e finanziarie alquanto serie, ma che potrebbe essere rivitalizzato dal sostegno dell’ente pubblico, il quale non può lasciare morire una realtà culturale cosi importante, come è riconosciuto a livello nazionale, nel campo dei cinofili.

Motivo di grande richiamo di visitatori possono infine considerarsi alcune feste popolari: la festa di LI TRI RE che si snoda per le vie della città, in costumi d’epoca, il giorno dell’Epifania (sei gennaio) e la festa del Venerdì Santo, con la famosa pantomima di mezzanotte della “Spartenza”.

La gastronomia

 Anche a tavola Canicattì ha le sue tradizionali ricette che fanno gola non solo ai buongustai che ne hanno memoria, ma a tutti quanti vogliono assaporare la gioia e il piacere di cibi sani e genuini di cui, oggi, nell’era del fast food e delle “paninerie”, forse si è perso il ricordo.

Tra gli antipasti della tavola canicattinese ne riportiamo qui di seguito uno dei più caratteristici:

 (dal libro “Canicattì a tavola” di A. Graffeo e &. Lauricella)

 

ANTIPASTO ALLA “VIDDRANA”

 100 gr. di olive verdi schiacciate, 6 pomodori secchi (“cchiappari”), 4 cuori di carciofi sott’olio, olio, sale e pepe. Unire i pomodori tagliati a pezzi e i cuori di carciofi. Condire con olio e sale, pepe e una spolverata di origano.... mangiare!

Dei contorni riportiamo pure un solo esempio:

 ZARCHI “A LA CARRITTERA”

Per una persona. Un mazzo di “zarche” (biete) selvatiche, 50 gr. di olive nere.Lessare le zarche e farle scolare, metterle in padella senza olio, per fare asciugare il residuo di acqua, aggiungere olio, sale e le olive nere intere. Soffriggere per qualche minuto e servire calde.

 Il libro sopracitato è una fonte inesauribile di ricette e di sorprese, anche per chi -come me che sto scrivendo- queste cose, nel passato, almeno una volta, le ha mangiate. L’opuscolo si occupa oltre che degli antipasti e dei contorni, di cui abbiamo fatto cenno prima, dei primi pasti, del pesce (per lo più povero, com’era la cucina di Canicattì un tempo) dei piatti unici, della carne, dei dolci (questi ultimi, veramente da gustare, e molti ancora in auge in parecchie famiglie).

 Sempre a mo’ d’esempio e per dare un’idea (chi vuol saperne di più, si procuri il libro e… si serva!).

Riportiamo un primo piatto, un piatto di pesce e un dolce, caratteristici e molto semplici da preparare a patto, naturalmente, che si trovi la materia prima, cioè gli ingredienti genuini e “originali”, del luogo.

 Primo piatto: PASTA “LESTA” (veloce)

 Per 4 persone. 600 gr. di spaghetti, 10 pomodori maturi, 4 spicchi d’aglio, 10 foglie di basilico, sale, pepe, olio d’oliva. Pestare in un mortaio i pomodori maturi, senza buccia né semi, l’aglio e il basilico sino a farne poltiglia; unire due cucchiai d’olio, un pizzico di sale e pepe. Cuocere gli spaghetti e dopo averli scolati condirli con la salsa. Spolverare con caciocavallo.

 Pesce: SARDE CON LATTUGHE

In un tegame mettere olio d’oliva, cipolla tritata finemente, foglie tenere di lattuga e uno strato di sarde fresche, pulite e deliscate, sale e pepe. Procedere così con vari strati. Coprire il tegame e cuocere lentamente.

 Dolce: “GUASTIDDRUZZI” FRITTI

500 GR. di farina, acqua q. b., un pizzico di sale, 100 gr. di uva passa, zucchero e miele. Impastare la farina come per il pane ed aspettare che lieviti. Formare dei panetti grossi quanto un pugno e con il mattarello stirarli e ripiegarli per quattro volte, dopo di che inserirvi l’uva passa (che è stata fatto rinvenire in una ciotola con acqua tiepida) e friggere in olio caldo.

BUON APPETITO!

Strutture recettive

A Canicattì si trovano tre alberghi, tutti a tre stelle.

Il più capiente, in pieno centro, di fronte alla stazione ferroviaria (via Resistenza ), è il BELVEDERE: 40 stanze, tutte corredate di bagno e televisore.

In via La Mormora, trav. di Via Vittorio Emanuele (uscita per Caltanissetta) si trova l’albergo COLLINA DEL FARO: 45 stanze.

A qualche chilometro dalla città, lungo la strada Canicattì-Caltanissetta, sulla collina Rardaro il PETITE FLEUR: 7 stanze.

 

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  Casella di testo: Geografia
  
 Canicattì : abitanti 34.000 (circa).
 La città per la parte storica si estende su una collina ad anfiteatro rivolta ad oriente. La parte più recente e moderna è adagiata ai piedi della collina e si è sviluppata in direzione sud - sud - ovest ed est. Tra la collina e quest’ultima parte, leggermente vallonata, che è anche la più estesa, è rilevabile uno snodo viario a serpente, che dalla via Nazionale alla via Cap. Ippolito, via C. Battisti, Largo Aosta, via Ten. Col. La Carrubba e, a seguire, collettore coperto, occupa l’alveo naturale delle sorgenti del fiume Naro. Il territorio comunale comprende una superficie complessiva che viene stimata nell’ordine di 9.142 ettari, in gran parte di natura collinare, in minima parte argilloso e per il resto molto fertile e vocato a culture di vario genere e natura. In esso si possono rilevare siti e località note e caratteristiche, come “l’altopiano” Rinazzi, la zona della Montagna e le zone della Madonna dell’Aiuto e Firriato e rilievi facilmente riconoscibili come Serra Bardaro e la Serra Puleri, a nord, la collina di Bastianelle, da cui si può ammirare il panorama totale della città (purtroppo deturpata da decine di antenne di ripetitori televisivi), ad est:da qualche decennio quasi del tutto circondata dalle costruzioni del nuovo centro abitato. 
 
 

Attività economiche
 
 Il suolo, in tempi passati destinato a seminativi, mandorleti e uliveti, con qualche famoso giardino di aranci (Tre Fontane, Giacchetto, Fiumarella), oggi vede, come coltura prevalente, anche se in crisi di riqualificazione, il vigneto.
Mentre tendono ad incrementarsi pescheti, coltivazione di susine ed altra frutta varia e, da qualche anno, anche da ortaggi, come melanzane e peperoni, oltre che da pomodori non irrigui e meloni (una volta, questi ultimi, molto più estesi e comuni, soprattutto nei terreni argillosi).
Nella zona centromeridionale sicula, Canicattì rappresenta inoltre un importante nodo ferroviario e stradale. La stazione ferroviaria è soprattutto utile per la commercializzazione dei prodotti agricoli dell’hinterland.
Accanto all’attività agricola, che sicuramente è da considerare la base economica di tutte le altre, molto fiorente risulta anche quella artigianale di vario genere, da collegare in particolare con l’imprenditoria edilizia, che è molto diffusa, ma che risente ciclicamente le conseguenze di crisi generali non sempre di origini locali, e infine le attività della piccola industria e del commercio. Per quanto riguarda quest’ultimo punto, Canicattì, oltre che essere dotato di un considerevole mercato ortofrutticolo all’ingrosso, sito in contrada Marrone, e uno al minuto, in Largo Aosta, e può vantare la presenza di un grandioso e frequentatissimo mercato delle pulci, il mercoledì, in Viale C. Alberto. Numerosi sono anche i supermercati sparsi nei vari quartieri della città moderna, dall’Acqua Nuova al quartiere del Redentore.
Come l’attività agricola, relativa al vigneto e alle altre colture, che si è allargata a ben quattordici paesi circonvicini, con 130.000 abitanti circa, di cui Canicattì è perno e circondario, il mercato del mercoledì, i supermercati e i tanti (spesso lussuosi) negozi di vario genere che fanno ala in Viale Regina Margherita, in tutti i periodi dell’anno, sono meta di avventori di tali centri, i quali “affollano” i luoghi della vendita, numerosi e affaccendati.
Una testimonianza dell’importanza del nodo stradale che Canicattì rappresenta è l’autostazione di Largo Aosta, dove a tutte le ore autobus di varia provenienza e destinazione vanno e vengono, carichi di viaggiatori, studenti e cittadini comuni.
Le strade principali sono anche attraversate da grossi camion e auto varie, che danno un’idea, sia pure caotico, di come sia intensa la vita economica della città.
 
 Storia minima
 Nel territorio di Canicattì sono stati trovati reperti di stanziamenti umani sia del periodo greco che di quello romano e tardo-romano.Di quest’ultimo periodo si ricorda un edificio termale, solo in parte fatto emergere da scavi in tempi recenti, in contrada Vito Soldano (il cui nome arabo testimonia altresì la permanenza in loco dei saraceni, come in tutta la Sicilia). Ed è proprio dopo il 1000, durante la dominazione araba che avrebbe avuto origine, secondo gli storici, la città attuale, anche se per alcuni secoli essa potè essere rappresentata da una serie di “casali“, che con un vero e proprio agglomerato urbano hanno ben poco in comune. Solo due di questi, in seguito, hanno costituito la base della formazione urbana di Canicattì, in quella che adesso è la zona alta della città. E ciò sarebbe avvenuto solo dopo la conquista normanna (XII- XIII sec.).
Adesso ricordiamo alcune delle signorie della città che si sono susseguite nel corso dei secoli. Tra le prime ricordiamo quelle dei Formoso e dei De Crescenzo, alle quali seguì la signoria dei Bonanno, sicuramente la più duratura, visto che il suo dominio, ritenuto da tutti il più fulgente, si prolungò per circa tre secoli, dal XVI agli inizi del XIX secolo, quando la baronia passa in enfiteusi ai Chiaramente Bordonaro, che la tennero fino all’unità d’Italia (1860).
Dal secondo dopoguerra si ricordano i moti finiti nel sangue del dicembre ‘47, alcune amministrazioni di sinistra che ne sono seguite, la lunga serie di amministrazioni del centro sinistra “classico”, a partire dagli anni ‘60, la breve parentesi della destra (‘94-’98) e infine l’attuale amministrazione che si riconosce nell’esperienza dell’Ulivo nazionale.

 Arte e cultura
 Sono le numerose chiese in stile barocco “moderato”, ancora in attività o chiuse al culto, come le chiese di S. Diego, S. Francesco, Santo Spirito e Badia (quest’ultima, è sicuramente da considerare la più pregevole per gli elementi decorativi del suo interno, che riflettono in modo molto significativo lo stile dell’arte di quel secolo “glorioso”, ma nessuno per il momento è in grado di poterli ammirare, sia perché la chiesa è chiusa al culto da diversi decenni sia perché, una cosa è certa: molto probabilmente l’incuria del tempo ne ha fatto scempio inesorabile).Qualche nota su alcune di queste chiese, che meritano di essere ricordate o per l’interesse artistico che le caratterizza o per il valore storico che le lega a figure o a personaggi degni di rilievo.
 CHIESA DEL SANTO SPIRITO (1633).
Ubicata in Piazza Indipendenza, a Borgalino, presenta un importante prospetto in pietra arenaria realizzato nel 1782. L’interno è a tre navate. Pregevole la statua lignea del Crocefisso. La chiesa è stata restaurata definitivamente nel 1957, ma qualche anno fa qualche stucco si è staccato (forse per l’incuria o chissà per cos’altro) da una della pareti, per fortuna senza danno per le persone.
 CHIESA DI SAN FRANCESCO (XVI sec.).
In piazza Cusumano. All’interno, a navata unica, si possono ammirare le statue di Maria Immacolata e quella di S. Francesco d’Assisi, opera del Bagnasco.
 CHIESA DI S. DIEGO (XVI sec.).
In largo Savoia. All’origine dedicata a S. Sebastiano, successivamente fu introdotto il culto di S. Diego d’Alcalà. Interno a tre navate, prospetto in pietra arenaria, campanile posteriore costruito nel 1880, rivestito di piastrelle maiolicate di colore verde. Vi si svolgono le funzioni religiose del Venerdì Santo.
CHIESA DELLA MADONNA DELLA ROCCA (XX sec.)
Da ricordare perché raccoglie i resti, venerati come quelli di un santo, di padre Gioacchino La Lomia e perché è meta di costanti e numerosi pellegrini, provenienti anche da paesi lontani.
Ci sono altre chiese a Canicattì da ricordare, per la loro storia e per la loro rilevanza artistica (come quella di S. Domenico e l’annesso convento, in totale decadimento, quella del Purgatorio, della Madonna del Carmelo, ecc.), ma, poiché l’intento di questo opuscolo è quello di dare notizie solo futuro prossimo, passiamo, anche qui velocemente, all’arte e alla storia “profana”.
Tra le emergenze architettoniche, le più disparate, ricordiamo in ordine di tempo:
L’edificio termale di epoca tardo-romana di contrada Vito Soldano (di cui si è fatto cenno sopra).
I ruderi del Castello Bonanno, tardo medioevo;
Il teatro Sociale (inizio XX sec. ), il cui progetto è stato attribuito ad Ernesto Basile;
La villa Liberty del Firriato, di proprietà privata (ormai ridotta in rudere);
La villa Comunale (1925), in pieno centro abitato;
La torre dell’orologio (1930);
Il cinema-teatro Odeon, la cui imponente struttura spicca grandiosa in Via Rosolino Pilo, ecc.
Arte e cultura è “Pietrappaulu” (quello che resta di una fontana di Nettuno, di epoca seicentesca, di cui si può ammirare la statua mutilata, in marmo bianco), in Piazza IV Novembre.
Arte sono le statue lignee del Bagnasco e dipinti del Provenzani in alcune storiche chiese.
Tra i personaggi della storia della cultura canicattinese vanno ricordati in particolare due insigni studiosi vissuti uno a cavallo tra il secolo scorso e l’attuale, Antonino Sciascia, precursore della radiologia, e l’altro, il Sacheli, filosofo, professore all’università di Genova ed autore egli stesso di significative opere di filosofia, divenuto famoso dagli anni Trenta ai Cinquanta.
Canicattì è sede di quasi tutti gli istituti della scuola media superiore, frequentati anche da migliaia di studenti dei paesi circonvicini, dell’agrigentino e del limitrofo nisseno, e di una Università della terza età. Non può essere tralasciato, in una rassegna della “cultura”, come “cenacolo” di cultura cinematografica, il Cine-club “Eisenstein”, il più longevo e duraturo d’Italia, che purtroppo sta attraversando una fase di crisi mortale, dovuta a cause economiche e finanziarie alquanto serie, ma che potrebbe essere rivitalizzato dal sostegno dell’ente pubblico, il quale non può lasciare morire una realtà culturale cosi importante, come è riconosciuto a livello nazionale, nel campo dei cinofili.
Motivo di grande richiamo di visitatori possono infine considerarsi alcune feste popolari: la festa di LI TRI RE che si snoda per le vie della città, in costumi d’epoca, il giorno dell’Epifania (sei gennaio) e la festa del Venerdì Santo, con la famosa pantomima di mezzanotte della “Spartenza”.

La gastronomia
 Anche a tavola Canicattì ha le sue tradizionali ricette che fanno gola non solo ai buongustai che ne hanno memoria, ma a tutti quanti vogliono assaporare la gioia e il piacere di cibi sani e genuini di cui, oggi, nell’era del fast food e delle “paninerie”, forse si è perso il ricordo.
Tra gli antipasti della tavola canicattinese ne riportiamo qui di seguito uno dei più caratteristici:
 (dal libro “Canicattì a tavola” di A. Graffeo e &. Lauricella)
 
ANTIPASTO ALLA “VIDDRANA”
 100 gr. di olive verdi schiacciate, 6 pomodori secchi (“cchiappari”), 4 cuori di carciofi sott’olio, olio, sale e pepe. Unire i pomodori tagliati a pezzi e i cuori di carciofi. Condire con olio e sale, pepe e una spolverata di origano.... mangiare!
Dei contorni riportiamo pure un solo esempio:
 ZARCHI “A LA CARRITTERA”
Per una persona. Un mazzo di “zarche” (biete) selvatiche, 50 gr. di olive nere.Lessare le zarche e farle scolare, metterle in padella senza olio, per fare asciugare il residuo di acqua, aggiungere olio, sale e le olive nere intere. Soffriggere per qualche minuto e servire calde.
 Il libro sopracitato è una fonte inesauribile di ricette e di sorprese, anche per chi -come me che sto scrivendo- queste cose, nel passato, almeno una volta, le ha mangiate. L’opuscolo si occupa oltre che degli antipasti e dei contorni, di cui abbiamo fatto cenno prima, dei primi pasti, del pesce (per lo più povero, com’era la cucina di Canicattì un tempo) dei piatti unici, della carne, dei dolci (questi ultimi, veramente da gustare, e molti ancora in auge in parecchie famiglie).
 Sempre a mo’ d’esempio e per dare un’idea (chi vuol saperne di più, si procuri il libro e… si serva!).
Riportiamo un primo piatto, un piatto di pesce e un dolce, caratteristici e molto semplici da preparare a patto, naturalmente, che si trovi la materia prima, cioè gli ingredienti genuini e “originali”, del luogo.
 Primo piatto: PASTA “LESTA” (veloce)
 Per 4 persone. 600 gr. di spaghetti, 10 pomodori maturi, 4 spicchi d’aglio, 10 foglie di basilico, sale, pepe, olio d’oliva. Pestare in un mortaio i pomodori maturi, senza buccia né semi, l’aglio e il basilico sino a farne poltiglia; unire due cucchiai d’olio, un pizzico di sale e pepe. Cuocere gli spaghetti e dopo averli scolati condirli con la salsa. Spolverare con caciocavallo.
 Pesce: SARDE CON LATTUGHE
In un tegame mettere olio d’oliva, cipolla tritata finemente, foglie tenere di lattuga e uno strato di sarde fresche, pulite e deliscate, sale e pepe. Procedere così con vari strati. Coprire il tegame e cuocere lentamente.
 Dolce: “GUASTIDDRUZZI” FRITTI
500 GR. di farina, acqua q. b., un pizzico di sale, 100 gr. di uva passa, zucchero e miele. Impastare la farina come per il pane ed aspettare che lieviti. Formare dei panetti grossi quanto un pugno e con il mattarello stirarli e ripiegarli per quattro volte, dopo di che inserirvi l’uva passa (che è stata fatto rinvenire in una ciotola con acqua tiepida) e friggere in olio caldo.
BUON APPETITO!

Strutture recettive
A Canicattì si trovano tre alberghi, tutti a tre stelle.
Il più capiente, in pieno centro, di fronte alla stazione ferroviaria (via Resistenza ), è il BELVEDERE: 40 stanze, tutte corredate di bagno e televisore.
In via La Mormora, trav. di Via Vittorio Emanuele (uscita per Caltanissetta) si trova l’albergo COLLINA DEL FARO: 45 stanze.
A qualche chilometro dalla città, lungo la strada Canicattì-Caltanissetta, sulla collina Rardaro il PETITE FLEUR: 7 stanze.
 
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